Vino

Banner



Alla cascata del Marmarico

Era da tempo che si pensava di andare a visitare la Cascata del Marmarico, a Bivongi (Rc), ma non era stato mai possibile... fino al 14 giugno scorso. Decidiamo. Domenica si parte - le occasioni non vanno mai tralasciate: certo -risponde Pino. Domani alle 08 va bene. Ci troviamo a San Benedetto Ullano e si parte. La giornata si prospetta densa di emozioni. Il viaggio, che dura circa due ore e mezza; la cascata, la più alta della Calabria e dell’Appennino Meridionale, alta 114 metri; il paese di Bivongi, patria delle ferriere e confinante con Stilo, a sua volta Città del Sole, che ha dato i natali al filosofo Tommaso Campanella e che è resa affascinante dalla presenza, sul suo territorio, di comunità monastiche orientali la cui testimonianza è la Cattolica, chiesetta di arte bizantina costruita nel decimo secolo - all’interno sono presenti vari affreschi, dei quali, alcuni antichi quasi quanto la chiesetta. Percorriamo la A3 in direzione Reggio Calabria, poi svoltiamo allo svincolo di Rosarno imboccando la Strada di Grande Comunicazione Jonio-Tirreno SS. 682, all’altezza della Marina di Gioiosa Jonica. Lungo il percorso non possiamo non ammirare, con grande stupore, il viadotto Sciarapotamo lungo 5527 metri - il secondo viadotto più lungo d’Italia - e l’immenso e selvaggio panorama che offre l’Aspromonte; a dir poco spettrale, invece, la galleria Limina, lunga 3200 metri. Arriviamo sullo Jonio e imbocchiamo la SS.106 in direzione nord. Attraversiamo le località di Roccella Jonica, Marina di Caulonia e Marina di Riace e subito dopo ci addentriamo verso Stilo. Alle 10,50 finalmente arriviamo a destinazione. Chiediamo dove si trova la cascata e un pastore ci indica dove lasciare l’auto perchè con la stessa non si arriva: è possibile andare a piedi, ma ve lo sconsiglio perchè ci vuole circa un’ora per arrivare, oppure ci sono le guide che con i loro fuoristrada vi accompagnano. Scegliamo la seconda opzione. Ci accomodiamo nella jeep, per me un caterpillar africano; eh sì, perchè questi fuoristrada li ho visti solo nei documentari che parlano delle immense distese del deserto e della giungla più impervia. Si inizia a ballare perchè la strada è abbastanza dissestata - è una stradina di montagna con una piccolissima corsia di marcia e mi auguro di non incontrare nessun’altra vettura che procede in direzione contraria, altrimenti qualcuno è costretto a una forzata retromarcia e, visti gli strapiombi, di sicuro l’autista la retromarcia la farebbe da solo. La piccola Elisa inizia a ridere a crepapelle, sballottata di qua e di là nell’abitacolo: per lei è un gioco, per noi una costante supplica a Nostro Signore. Si arriva. Scendiamo. Lo spettacolo è esilarante, sembra la camionetta di Drive In: scendono 1,2,3,4,5,6,7 persone e in ultimo l’autista. Papi siamo arrivati? Dice Elisa. Ed io dopo aver baciato terra: credo di sì. Mi sbagliavo: allora, dovete percorrere per circa mezz’ora questo sentiero. Non lasciatelo mai e vi condurrà alla cascata - dice il temerario pilota. Alle 14,30 vengo a prendervi. Gambe in spalla, percorriamo le sponde del fiume Stilaro. La fatica inizia a percorrere il corpo di ognuno di noi, appesantiti come siamo dagli zaini, dalle (borse) frigoriferi, 2 per l’esattezza, dalle macchine fotografiche; il tutto degno di una storia di Franco! Oh Franco! Dopo circa 25 minuti arriviamo vicino ad un masso gigantesco e, aggirato l’ostacolo, udiamo lo scroscio dell’acqua. Siamo arrivati. Tutte le nostre fatiche quasi per magia abbandonano i nostri corpi e la vista ritempra lo spirito: uno spettacolo mai visto - commenta Pino - ne è valsa veramente la pena. Descrivere la cascata è impossibile, un’emozione da provare; ai piedi della cascata un grande bacino naturale dove è ci si può tuffare in acque gelide ma limpide e cristalline. Papi ho fame - dice Elisa. E Monica: figlia mia certo che ti faccio mangiare - e toglie fuori tanto di quel cibo che avremmo potuto sfamare tutti i turisti che abbiamo trovato alla cascata. Dopo aver recuperato le forze, non per la salita ma per il cibo che abbiamo mangiato, Corinne esclama: ci vorrebbe un tiramisù. Meno male che non è entrato nel frigo... Alle 14 abbandoniamo la cascata e iniziamo a scendere: di sicuro la digestione, oggi, sarà più veloce del solito... per la discesa? No, per il viaggio di ritorno con il furistrada caterpillar.
Alla prossima avventura.


 
Banner

Newsletters

News



Cerca nel sito

Statistiche

Utenti : 1
Contenuti : 30
Tot. visite contenuti : 8973







©2011 tutti i diritti riservati | foto by fotopiesse.it | Normativa Privacy